sabato 3 settembre 2011

La depressione come reazione alla ruvida vita.


La depressione non è solo una malattia, è anche una condizione esistenziale della vita adulta. C’è chi la sente di più e chi meno, c’è chi ha la sua esistenza invasa dalla depressione e chi la considera solo quando, la nota nello sguardo degli altri. Ma è un fatto che essa fa parte dell’esperienza di ognuno.
La depressione è una reazione umana alla ruvidezza della vita e la vita non può che essere tale, perché essa è talmente ampia e ricca, da comprendere in sé bene e male. L’attrito tra bene e male comporta frustrazioni per la piccola mente umana e se questa non riesce a digerirle ne resta avvelenata.
Dico piccola la mente umana, perché nonostante essa sia potenzialmente infinita, capace di infinito bene e di infinito male, è limitata in graduali confini di consapevolezza. Con sforzo essa supera un limite, per trovarne un altro di seguito. È questo il gioco della crescita, come per un bambino cambiare scarpe quando diventano strette.
La vita ci insegna a crescere. Imponendoci prove, ci offre occasioni di crescita, che riempiono di senso e significato il nostro essere al mondo, ci costituiscono consapevoli di noi ed efficaci attori del nostro tempo, e allora chiamiamo felicità quei momenti in cui ci sentiamo pienamente “soddisfatti a vivere”.
Ma le prove possono addolorare con troppa violenza oppure noi possiamo essere troppo vulnerabili alla prova, perché il nostro cuore non si è ancora nutrito d’amore e la nostra mente di saggezza. Allora la sofferenza diventa veleno per la crescita, non si riesce da soli a superare il limite e la rabbia della frustrazione può essere schiacciata dal senso di impotenza, come un peso che spreme un lime amaro come la morte, che dove invade brucia emozioni e idee e non permette che cresca altro: questa condizione all'estremo è la depressione come malattia, l'estremità più amara del graduale continuum dell'esperienza umana.
Nei casi dove c'è più amarezza è difficile attivare risorse personali e sociali, il tempo scorre e la depressione diventa un atteggiamento di vita, per alcuni un incubo senza senso, per altri un romantico dramma, per altri ancora una coraggiosa lotta, ma sempre una vita invasa dalla depressione, che toglie spazio alle cose più desiderabili dell’esistenza: il piacere di costruire e scoprire, di contribuire all’esistenza altrui, di incontrare l’altro, di segnare un rigore, di partire, di contare su se stessi …di mettere “scarpe più grandi”.
L’essere umano ha ideato infiniti modi per porre sollievo e persino rimedio a questa condizione esistenziale, ha prodotto opere d’arte e appassionanti romanzi, filosofie e religioni, imprese di grandi scoperte e coercizioni dell’intelletto, dittatori e genocidi, psicofarmaci e psico-terapie per ogni fantasia, e tutto ciò di cui si compone la storia dell’uomo.
Nel grande fiume della storia trovano posto anche personaggi la cui vita era evidentemente pervasa dalla depressione, ma essi sono riusciti a farne un drive, nel bene o nel male, dimostrando che la premessa di essere più o meno depresso non determina il risultato, ha molto più peso il processo, il percorso che realizziamo nel tempo che occupiamo nella storia, l’impegno e la passione che ci mettiamo.
Ognuno ha il suo posto nella composizione dell’umana esistenza e lo occupa come può.


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