domenica 18 settembre 2011

Partire alle cinque


foto di Ankh Turrican


Quando suona la sveglia alle 5 è come un po’ morire, ma mi alzo lo stesso, pregustare le soddisfazioni di questa giornata mi incoraggia e resisto alla seduzione del cuscino. Perché il tempo non diventi mio nemico, mi affretto e faccio tutto come da programma, sulla soglia di casa pronta, ma consapevole di avere mezzo cervello ancora spento, penso - Soldi e biglietto ce l’ho, se ho dimenticato qualcosa ne farò a meno.
L’aria fresca del mattino è bellissima e mi sveglia definitivamente, bellissima soprattutto a Roma, ché d’estate è caldissima e affollata, mentre ora è ancora addormentata.
 
In questa città se vuoi un bus in orario, devi prendere il 105 delle 5.25, spacca il minuto, un fenomeno raro.
Il bus è sempre pieno, genti di ogni parte del mondo, tutti pronti o prontissimi per una giornata di lavoro. Non ho mai sentito una lamentela o un litigio tra queste persone, certo c’è anche chi dorme, ma per la maggior parte hanno un atteggiamento positivo e "responsabile", mi danno l’impressione di sapere quello che vogliono e come ottenerlo con dignità e il sacrificio necessario, sono sicuri di sé, di poter fare bene. Questa percezione mi fa sentire con piacere parte di questa gente, molto più che in altri contesti.

Due signore dell’est Europa questa mattina parlano nella loro lingua, non capisco di che, ma sicuramente di cose belle. Mi lascio contagiare dal loro entusiasmo e da qualcosa che chiamo amore per se stessi. Sono curatissime, soprattutto rispetto a me, che mi sono dedicata giusto il tempo di sciacquarmi la faccia: capelli tinti e taglio alla moda, pelle candida e trucco femminile, catenina e orecchini d’oro, ma soprattutto mani e piedi curatissimi e smaltati.

sabato 3 settembre 2011

La depressione come reazione alla ruvida vita.


La depressione non è solo una malattia, è anche una condizione esistenziale della vita adulta. C’è chi la sente di più e chi meno, c’è chi ha la sua esistenza invasa dalla depressione e chi la considera solo quando, la nota nello sguardo degli altri. Ma è un fatto che essa fa parte dell’esperienza di ognuno.
La depressione è una reazione umana alla ruvidezza della vita e la vita non può che essere tale, perché essa è talmente ampia e ricca, da comprendere in sé bene e male. L’attrito tra bene e male comporta frustrazioni per la piccola mente umana e se questa non riesce a digerirle ne resta avvelenata.
Dico piccola la mente umana, perché nonostante essa sia potenzialmente infinita, capace di infinito bene e di infinito male, è limitata in graduali confini di consapevolezza. Con sforzo essa supera un limite, per trovarne un altro di seguito. È questo il gioco della crescita, come per un bambino cambiare scarpe quando diventano strette.
La vita ci insegna a crescere. Imponendoci prove, ci offre occasioni di crescita, che riempiono di senso e significato il nostro essere al mondo, ci costituiscono consapevoli di noi ed efficaci attori del nostro tempo, e allora chiamiamo felicità quei momenti in cui ci sentiamo pienamente “soddisfatti a vivere”.
Ma le prove possono addolorare con troppa violenza oppure noi possiamo essere troppo vulnerabili alla prova, perché il nostro cuore non si è ancora nutrito d’amore e la nostra mente di saggezza. Allora la sofferenza diventa veleno per la crescita, non si riesce da soli a superare il limite e la rabbia della frustrazione può essere schiacciata dal senso di impotenza, come un peso che spreme un lime amaro come la morte, che dove invade brucia emozioni e idee e non permette che cresca altro: questa condizione all'estremo è la depressione come malattia, l'estremità più amara del graduale continuum dell'esperienza umana.
Nei casi dove c'è più amarezza è difficile attivare risorse personali e sociali, il tempo scorre e la depressione diventa un atteggiamento di vita, per alcuni un incubo senza senso, per altri un romantico dramma, per altri ancora una coraggiosa lotta, ma sempre una vita invasa dalla depressione, che toglie spazio alle cose più desiderabili dell’esistenza: il piacere di costruire e scoprire, di contribuire all’esistenza altrui, di incontrare l’altro, di segnare un rigore, di partire, di contare su se stessi …di mettere “scarpe più grandi”.
L’essere umano ha ideato infiniti modi per porre sollievo e persino rimedio a questa condizione esistenziale, ha prodotto opere d’arte e appassionanti romanzi, filosofie e religioni, imprese di grandi scoperte e coercizioni dell’intelletto, dittatori e genocidi, psicofarmaci e psico-terapie per ogni fantasia, e tutto ciò di cui si compone la storia dell’uomo.
Nel grande fiume della storia trovano posto anche personaggi la cui vita era evidentemente pervasa dalla depressione, ma essi sono riusciti a farne un drive, nel bene o nel male, dimostrando che la premessa di essere più o meno depresso non determina il risultato, ha molto più peso il processo, il percorso che realizziamo nel tempo che occupiamo nella storia, l’impegno e la passione che ci mettiamo.
Ognuno ha il suo posto nella composizione dell’umana esistenza e lo occupa come può.

"La mortificazione è la fonte di ogni male"

Hans Eysenck

Da Clara-psy

Liberi sì, ma da che cosa?

Da 03 settembre 2011

Liberi. tutti vogliamo vivere liberi.
Un desiderio chiaro a tutti, ma non è facile definire liberi da che.
Un'eterna vacanza non corrisponde alla libertà, allontana solo dalla realtà della vita.
Non intraprendere relazioni importanti non basta a svincolarci dall'esistenza altrui, accresce solo la paura di morire in solitudine.
Libertà forse dalle proprie paure? sfidarle passandoci attraverso tronfi di orgoglio, per poi accorgersi di quanto insignificanti sono, le paure e l'orgoglio.
No, non può bastare questo.
Allora libertà di andare dove si vuole. Raggiungere la parte opposta del mondo per poi desiderare di tornare alla propria casa.
No, non basta neanche questo.
Forse la libertà di amare? Ma se l'amore non è corrisposto è tutto tranne che libertà, e se corrisposto diventa un posto esclusivo, dove siamo privati del contatto con altri.
Forse un amore immenso, come quello per Dio. Sì sicuramente, ma restando nella vita secolare in cosa possiamo sentire la libertà?
Io penso in un mondo giusto. Un mondo cioè che limita la mia libertà solo per garantire quella altrui, in un equo scambio, la mia libertà si accresce, perchè la libertà altrui diventa la mia.
C'è chi ha lottato fino a morire per la libertà, incapace di vivere nel fetore della coercizione, che fa marcire la dignità e l'anima.
Ma qui inizia un'altra questione: in cosa consiste la coercizione? Pagare il pizzo o le tasse, lavorare per un mese all'anno di ferie, vivere per sempre con una persona che non si desidera?