Tutti i cuori, chi più chi meno, hanno una riserva di emergenza di affettività, una capacità resistente alle intemperie, che permette di sentire l’affetto nascere da dentro.
Infatti, anche se è il giorno sbagliato o proprio un periodaccio, resta la capacità di apprezzare le cose piccole e potenti, come il raggio di sole che si fa largo tra le nuvole, come trovare il piatto preferito a mensa, come ascoltare dalla prima nota la canzone giusta alla radio cambiando stazione, come sentirsi più vicini all'umanità per il gesto cortese di uno sconosciuto.
Oppure anche se impantanati nella palude della tristezza, si sa trovare un sorriso per chi c'è caro, è possibile rientrare a casa sollevati almeno un po' dopo l'incontro con un amico, sul fondo più profondo del vaso, resta la motivazione per tornare a galla.
Non parlo della tristezza di chi vive un grande dolore, quale può essere la perdita di un caro o della propria casa, della salute o del lavoro, seppure anche lì è possibile trovare una forza inaspettata.
Parlo di situazioni comuni all’esperienza di tutti o perlomeno di tanti, della difficoltà a sentire interesse ed entusiasmo, per il peso di un problema o della solitudine, per le frustrazioni o addirittura perché si è stanchi di se stessi.
La miglior cura in queste situazioni è andare a cercare quelle fiammelle di affettività, che abbiamo dentro di noi e alimentarle, con ciò che le fa risplendere.
Da bambini sappiamo bene come fare: giochi, dolci, amici, la ricerca dell’abbraccio e delle coccole.
Da adulti si perde la capacità di discernere bene tra le possibilità di corrispondere la propria affettività.
Un errore solito è disperdere la propria affettività invece di preservarla, sprecandola come merce di scambio, cercandola nei posti sbagliati.
Penso alle conferme mancate da persone, che affascinano ostentando indipendenza dall’affetto stesso, alla delusione dell’attesa che quello che a se stessi resta difficile, altri possano risolverlo. E penso ancora al ridurre la propria esistenza al solo lavoro o peggio al solo guadagno. Al ripiego verso piaceri troppo costosi esistenzialmente, perché le loro conseguenze sono ipoteche sul futuro e al risveglio, il giorno dopo, tutto è come ieri, se non peggio.
È anche possibile alienare il bisogno di affettività, convincere il proprio cuore, che non ha bisogno di calore. Ma si torna sempre a desiderarne, il cuore sa da sé, cos’è l’amore.
Allora capita che il dolore dello sforzo per non soffrire, diventi maggiore della frustrazione del bisogno d'affetto, che diventi strumento di sofferenza, che colpisce chi ci avvicina, che brucia le occasioni, che la sorte ci regala, per avere l’amore nella nostra esistenza.
Non siamo in balia di tutto questo. È necessario uno sforzo per prendere coscienza e restare in contatto, con quello che il cuore sa, ma è di certo uno sforzo minore e più premiato del disperdere la propria affettività.
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